Brevi cenni storici

Il Pio Istituto delle Sordomute Povere fu fondato nel 1845 da monsignor Pietro Buffetti, parroco della SS. Trinità di Bologna, e dai conti Piriteo e Annibale Vincenzo Ranuzzi, che intesero dare stabilità e forma giuridica adeguata all’assistenza delle fanciulle sordomute di condizioni disagiate.

A tale compito si dedicarono Giuseppina, Maria e Anna Ranuzzi, figlie del conte Francesco Ranuzzi: Giuseppina, in particolare, fu considerata la prima istitutrice delle sordomute in città, avendo appreso da padre Tommaso Pendola di Siena le metodologie necessarie. L’Opera registrò una progressiva espansione accogliendo ed educando numerose ospiti in collegamento e con l’appoggio dei fratelli Gualandi, i due sacerdoti creatori dell’analogo e maggiore Istituto di via Nosadella.

Da principio l’attività per le sordomute, comprensiva del loro pernottamento, si svolse in casa Ranuzzi. Nel 1857 l’Ente acquistò in via Braina, l’antica via Fiaccalcollo, un complesso edilizio con grande orto, già della nobile famiglia Zanchini, poi passata ai padri Gesuiti e quindi alle monache Servite, alle quali fu confiscato per le soppressioni napoleoniche.

Nella nuova e ampia casa, appena restaurata, veniva accolto il 10 agosto 1857 papa Pio IX in visita a Bologna e nei territori dell’allora Stato Pontificio. Il 20 agosto 1858 fu inaugurato l’oratorio dedicato a Maria SS. Immacolata, che prese il posto della preesistente cappella intitolata a tutti i Santi; nel 1862 Maria Luisa Monti assunse la direzione dell’Istituto, che guidò con sapiente autorevolezza fino al 3 settembre 1904, data della sua morte. 

L’Istituto diveniva Opera Pia nel 1867 ai sensi della sopravvenuta legislazione del Regno; nel 1874, dopo la morte di monsignor Buffetti, la direzione fu affidata a monsignor Nicola Zoccoli, vicario generale dell’Arcidiocesi di Bologna, che divenne poi Presidente del Consiglio di Amministrazione. Importante fu pure l’assistenza spirituale all’Istituto di Vittorio Amedeo Ranuzzi de Bianchi, consacrato sacerdote il 13 marzo 1880. Nominato vescovo di Recanati e Loreto e quindi cardinale, fu chiamato il “Cardinale dei Sordomuti”.

Con decreto 4 aprile 1889, l’Opera Pia otteneva l’approvazione del suo statuto organico: esso, composto di 15 articoli, indicava lo scopo nella “educazione e istruzione delle fanciulle Sordo-Mute povere”, fissava tra i sei e i quattordici anni l’età per il loro ingresso nell’Istituto e in un settennio il periodo della loro permanenza.

IL 28 novembre 1904 il cardinale Domenico Svampa, arcivescovo di Bologna, visitava l’Istituto. Dal 1905 la direzione e l’insegnamento furono affidati alle Sorelle della Piccola Missione ai Sordomuti poveri abbandonati di derivazione dall’Istituto Gualandi, e il programma di studio venne modellato sul metodo della parola articolata in vigore in altri istituti.

L’Opera Pia ha vissuto e prosperato grazie a molte donazioni e disposizioni testamentarie, non ultima, e certamente di singolare importanza, quella di Maria Giovanna Casanova Tassinari (1883-1932), la quale, divenuta sorda all’età di 11 anni e avendo frequentato l scuola dei Ranuzzi, lasciò il proprio patrimonio per le opere del Pio Istituto. Nel 1937 fu così aperta la casa di Lavoro e di Riposo per sordomute nel nuovo edificio di via Audinot, che da allora porta il suo nome.

Gli anni recenti

Nel 1989, il Pio Istituto delle Sordomute Povere incorporava il Pio Ritiro di Santa Maria della Croce e del Carmine. Anche questa Opera era un IPAB (Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficenza): si era a sua volta formato dopo la fusione, avvenuta nel 1859, di due Opere Pie, il Pio Ritiro di S. Maria della Croce e il Ritiro Beata Vergine del Carmine.

La prima Opera ebbe inizio nel 1841 dal canonico monsignor Sebastiano Cappello, al quale si associò il cofondatore conte Filippo Scarselli, e nel 1854 venne riconosciuta dall’Autorità Ecclesiastica; la seconda fu  istituita dalla signora Angela Corbi.

Scopo di ambedue era accogliere povere fanciulle per educarle secondo i principi della religione cattolica. Con successivo R.D. del 26 luglio 1877 dato in Torino, gli amministratori ottennero il riconoscimento della Statuto organico del Pio ritiro, proprietario dell’immobile di via Cartoleria 32 che, ereditato per lascito del signor Filippo Cacciari, ospitava le fanciulle. In seguito all’incorporazione, il palazzetto di via Cartolerie fu radicalmente ristrutturato e adibito a residenza universitaria femminile; il cardinale arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi si recò a benedirla nell’anno 1999.

A decorrere dal 1990 una serie di nuove leggi consentì agli IPAB, purché nati da iniziativa, amministrazione e patrimonio privati, di tornare a essere enti di diritto privato quali erano originariamente. Nell’anno 2004 il consiglio di amministrazione, ancora oggi in carica, ottenne la de pubblicizzazione, ossia l’attribuzione di personalità giuridica privata e l’approvazione del nuovo statuto organico dell’ex IPAB “Pio Istituto delle Sordomute Povere” di Bologna, che veniva così eretto in Fondazione. Con l’inizio del terzo millennio il Consiglio di Amministrazione aveva così deciso di modificare lo statuto inserendo nuove possibilità operative e di intervento assistenziale pur sempre compatibili con quelle originarie: ciò si rendeva possibile anche in ragione della provvida fusione del 1989.

Attività odierne

L’attività della Fondazione si è quindi più incisivamente indirizzata in due programmi fondamentali: da un lato in favore di giovani studentesse universitarie o in età scolare presenti a Bologna, dall’altro in favore dell’assistenza alle patologie connesse a sordità e mutismo, con modalità diverse e più snelle rispetto alla previgente ospitalità settennale.

Attualmente, la Fondazione, che fa parte della Consulta tra le Antiche Istituzioni Bolognesi, ha deliberato di allestire, nei locali che furono il cuore dell’Istituto nei decenni passati, una fedele ricostruzione dell’attività delle fanciulle sordomute ospitate.

Questa esposizione vedrà il vestibolo, il salotto, il laboratorio, un’aula scolastica, la parte notte (camera della Priora, il dormitorio).                    

Il vestibolo

Al primo piano, era l’ingresso principale degli appartamenti del Pio Istituto Sordomute Povere, affidato un tempo all’ordine delle Monache Servite, e in tempi più recenti alle Sorelle della Piccola Missione ai Sordomuti poveri abbandonati.

Il salotto

Con arredi dell’Ottocento e una pregevole pavimentazione in parquet a lastre quadrate, ha un affaccio sugli Antichi Orti di via Orfeo. La stufa in maiolica, tipica sempre del XIX Secolo, spicca al centro di una delle pareti. Vi venivano accolti visitatori e benefattori.

Il laboratorio

Contiguo al salotto, il laboratorio era il centro nevralgico delle  attività delle fanciulle assistite.

A causa del loro stato, la possibilità di imparare il mestiere di taglio e cucito e di ricamo rappresentava un passaporto per poter entrare nel mondo del lavoro. Va sottolineato che, nel momento di maggiori presenze di Sordomute, nei decenni precedenti e immediatamente successivi ai Conflitti Mondiali del ‘900, le attività di ricamo e cucito erano anche tra le più accessibili per fanciulle  costrette comunque a lavorare per provvedere al proprio sostentamento. Almeno sotto questo aspetto, la loro condizione di sordomute non influiva negativamente sul loro operato, e le poteva rendere a pieno diritto pari alle loro coetanee nello svolgimento del loro lavoro.

Gli armadi del Pio Istituto hanno custodito per anni i primi tentativi di ricamo, i cosiddetti “imparaticci”, ed anche lavori di cucito più complessi. Alcuni di questi sono ancora visibili.

Un’aula scolastica

L’attività didattica in passato si svolgeva in aule arredate con i piccoli banchi in legno che tutti hanno visto, ormai, forse solo in vecchie fotografie, o film e filmati d’epoca.

I banchi erano forniti di calamai, per poter utilizzare pennini e cannette.

E così sono stati ripristinati nella “Esposizione del Pio Istituto delle Sordomute Povere in Bologna” di via della Braina.

Alle pareti erano appese carte geografiche, sia fisiche che politiche. Se le carte fisiche non hanno subito variazioni, nel “planisfero politico” che ora possiamo vedere, confini i nomi sono certamente altri.

I quaderni, nei quali — negli ultimi anni – ormai si scriveva a penna anche al Pio Istituto, restano ancora come testimonianza delle ore di duro impegno delle piccole Ospiti.

La parte notte
La camera della Priora

Di forma ottagonale, conserva alcuni dei bei mobili d’epoca, in particolare il trumeau e il letto con la testata impreziosita da intarsi in madreperla.

Il dormitorio

Classica camerata da collegio. Le finestre affacciano sugli Antichi Orti di via Orfeo, componente essenziale dell’Istituto. Sono separati due letti: quello della responsabile della camerata, e quello riservato ad allieve malate. Nella testata di ciascuno dei letti in ferro battuto è presente un piccolo medaglione che ricorda un Benefattore delle Piccole Sordomute.

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